Programma

 

Il Programma non è un documento fatto una volta per tutte, ma un insieme di scelte e di strategie condivise che si alimenta continuamente delle proposte che nascono dai processi di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini.

È un Programma aperto, che si arricchirà grazie al confronto e alla collaborazione, anche online, con le associazioni e con tutti coloro che vorranno proporre e partecipare. Nel Programma (e nelle schede di approfondimento che lo accompagneranno) le indicazioni di indirizzo e orientamento andranno approfondite declinandole e radicandole nei quartieri, nelle aree centrali e in quelle periferiche, considerando le condizioni e le circostanze specifiche di ciascun luogo.

Partecipazione come elemento caratterizzante dell’azione di governo

Rafforzare e incrementare i processi partecipativi nelle decisioni vitali per la città. Partecipazione costante, diffusa e ben strutturata come metodo di attivazione di proposte e coinvolgimento dei cittadini. Reale re-distribuzione del potere di decisione tra cittadini e Amministrazione.

Un nuovo modello di decentramento amministrativo: con risorse e poteri adeguati. Finalizzato a diminuire la distanza tra Amministrazione e cittadini e a promuovere il coordinamento e la partecipazione di tutte le comunità alla visione condivisa della città e del suo futuro. Questo modello deve partire dalla ridefinizione delle forme e delle competenze delle istituzioni locali, all’interno del quadro unitario di una città metropolitana finalmente elettiva a suffragio universale, per arrivare fino alla unità minima dei quartieri, cuore pulsante della comunità.

Riforma della struttura organizzativa comunale: potenziamento delle risorse umane, responsabilizzazione e riconoscimento delle competenze interne.

Trasparenza e comunicazione: Il Comune è la casa del cittadino. Devono essere accessibili, complete e comprensibili tutte le informazioni necessarie a conoscere progetti, interventi e andamento dei fenomeni urbani e il risultato del monitoraggio delle azioni pubbliche e private che coinvolgono risorse urbane.

Riforma degli istituti di democrazia: Riforma del Regolamento del Consiglio comunale; costruzione trasparente e democratica del Bilancio, Bilancio partecipato; ripresa e ristrutturazione di strumenti come Referendum e Consulte, attuazione delle Istruttorie Partecipate; pianificazione e monitoraggio come regola dell’azione amministrativa.

Casa come diritto: recupero sistematico del patrimonio abitativo pubblico, un nuovo Piano di edilizia pubblica (ERP), promozione di iniziative di edilizia convenzionata e di interventi di rigenerazione ad alto valore sociale. Revisione della regolamentazione urbanistica, dei patti territoriali per la definizione dei canoni concordati e riforma della fiscalità per contrastare la trasformazione di alloggi a uso turistico e favorire la locazione di lungo periodo. Ricostituzione dell’Osservatorio casa.

Urbanistica / edilizia e vivibilità urbana: pianificazione e programmazione come irrinunciabili prerogative della Pubblica Amministrazione. Revisione partecipata di tutti gli strumenti generali e settoriali di governo del territorio passando dalle politiche di espansione urbana a quelle di rigenerazione urbana. Potenziamento delle competenze per la progettazione e la valutazione degli effetti sociali, economici e ambientali delle trasformazioni. Nuove regole per la redistribuzione a favore della amministrazione del plusvalore conseguente alle trasformazioni. Organizzazione sistematica di laboratori di progettazione partecipata e di piani di recupero condivisi per il miglioramento della qualità e della socialità degli spazi urbani. Salvaguardia dei beni ambientali e del loro uso pubblico (vedi Parco San Giuliano).

Una mobilità davvero sostenibile: potenziare e integrare i servizi di trasporto pubblico di terra e di acqua, con ferrovia come asse portante del sistema. Riprogettare lo spazio urbano per l’uso della bicicletta per la mobilità quotidiana. Aumentare la sicurezza e migliorare la qualità dell’aria attraverso la moderazione del traffico e il miglioramento tecnologico (elettrificazione) delle flotte dei mezzi d’acqua e dei bus.

Servizi alla persona: il diritto alla città interessa tutti: anziani, giovani, bambini, famiglie. A tutti la città deve garantire servizi appropriati, accessibili e di buona qualità, superando diseguaglianze e marginalità. Per questo occorre la revisione partecipata della adeguatezza e accessibilità delle dotazioni dei servizi nelle diverse parti della città, una nuova programmazione condivisa e lo sviluppo di nuove forme di welfare di comunità.

Riconoscimento e valorizzazione dei Beni comuni: diventano beni comuni aree ed edifici abbandonati di cui la collettività locale indica gli usi per il benessere collettivo e si fa carico in tutto o in parte della loro gestione. Queste pratiche vanno incoraggiate in quanto utile strumento per favorire coesione sociale, recupero, riuso di risorse preziose e la promozione di nuovi valori urbani. Già ora nella città sono in atto esperienze di questo tipo: da sviluppare e da cui attingere per costruire un modello di gestione partecipata dei beni comuni. In questo senso vanno anche promosse iniziative e progetti per l’esaltazione ambientale e culturale dei forti.

Sicurezza urbana: approfondire i problemi sociali per rendere sicuri i territori attraverso il potenziamento di servizi sociali, interventi sulle nuove fragilità e sulla integrazione etnica/culturale. Investire per i programmi di prevenzione sociale, educazione alla legalità, polizia di prossimità e tutte le iniziative finalizzate a favorire la convivenza civile e le reti sociali. Introdurre modelli di lotta alla microcriminalità (spaccio/violenza/sfruttamento e tratta di esseri umani…) che vadano oltre le inefficaci misure di militarizzazione del territorio, in base alla consapevolezza che il principale fattore di sicurezza è il presidio dello spazio pubblico a opera della cittadinanza, che deve abitare i propri spazi, viverli nella quotidianità con attività sociali collettive, nel tempo libero e nello svago.

La sostenibilità ambientale come obbligo di ogni nuova iniziativa pubblica o privata: la costruzione di una Agenda urbana condivisa consentirà di fissare gli obiettivi di sostenibilità ambientale da raggiungere attraverso i piani generali e settoriali e le loro azioni attuative, anche indirizzando opportunamente le Aziende partecipate. La valutazione sistematica dei prevedibili effetti e il monitoraggio dell’attuazione faranno da guida per il raggiungimento di obiettivi fondamentali come l’arresto al consumo di suolo, il miglioramento del metabolismo urbano, la promozione dell’economia circolare.

Salvaguardia e riequilibrio morfologico della Laguna: oltre ad essere patrimonio dell’umanità la Laguna è il cuore centrale che unisce la città di terraferma e la città d’acqua. La sua salvaguardia, il suo riequilibrio morfologico e la buona salute del suo sistema ecologico sono interessi primari che l’Amministrazione deve assicurare in tutte le azioni di sua competenza, deve orientare attivamente le azioni degli altri soggetti nazionali e locali che agiscono sulla Laguna. Le azioni prioritarie riguardano: la ripresa degli interventi per la tutela e il riequilibrio morfologico, il forte contrasto ai nuovi escavi, agli imbonimenti e a tutte le trasformazioni che aggravano le tendenze al degrado. Fanno parte delle priorità il divieto di ingresso in Laguna attraverso ogni canale delle grandi navi e la verifica scientifica del MOSE: una moratoria è necessaria per decidere in merito alle condizioni, alle alternative, alle risorse finanziarie, all’opportunità o meno del suo completamento e della sua gestione. Occorre soprattutto la realizzazione delle cosiddette opere complementari.

Riduzione del rischio idraulico, dell’inquinamento dei suoli e delle acque superficiali: all’interno delle competenze comunali sono temi collegati alla gestione del sistema idrico integrato e al ciclo dei rifiuti. Occorre fissare concreti obiettivi di riduzione del rischio idraulico che puntino alla messa in sicurezza dei territori, così come alla diminuzione dell’inquinamento di suolo e acqua, evitando i condizionamenti, verificati nel recente passato, che derivano dagli interessi aziendali delle imprese operative. È necessario arrestare il consumo di suolo in terraferma, investendo sulla rigenerazione urbana, sia del costruito che degli spazi verdi.

Dall’emergenza alla consapevolezza climatica: il cambiamento climatico con le sue conseguenze in fatto di ondate di calore, piogge torrenziali, rischi di alluvione, alterazione degli ecosistemi, periodi di siccità, ecc… è destinato a modificare il funzionamento delle attività, i comportamenti e i consumi degli abitanti e dei visitatori. Occorre integrare strategie di riduzione delle emissioni climalteranti in tutti i piani e in tutte le azioni di governo del territorio, coinvolgendo operatori, abitanti e visitatori. Predisporre un Piano Clima che riconosca gli elementi di vulnerabilità (fisici e sociali) e indichi le trasformazioni necessarie a farvi fronte mantenendo la vivibilità urbana. Sviluppare l’impegno costante per la diffusione di una nuova cultura intorno a questo tema. Da subito avviare la progettazione della nuova infrastruttura verde formata dalle aree boscate, dai parchi esistenti, da quelli nuovi (come, per esempio, il piano del parco del Fiume Marzenego), dalle preziose aree di gronda e dalle aree agricole periurbane, raccordate tra loro da corridoi verdi e viali alberati. Rispetto a punti importanti del Piano clima, il Comune deve essere in grado di indirizzare e controllare l’azione delle sue partecipate, che possono esserne il braccio operativo sui temi dell’energia, della mobilità, dei rifiuti.

Gestione dei rifiuti: una gestione circolare dei rifiuti punta a prevenirne la formazione e perciò minimizzarne la produzione, in particolare del residuo indifferenziato, raggiungendo l’autosufficienza del trattamento. Perciò servono: un piano comunale di prevenzione, la domiciliazione (porta e porta) della raccolta (a partire da quella dell’organico – oggi non attiva a Venezia), l’utilizzo dell’impiantistica di Fusina per re-internalizzare il compostaggio industriale e smaltire il solo rifiuto indifferenziato prodotto dal bacino, escludendo di importarne dall’esterno.

Salute bene comune: la salute non è l’assenza di malattia ma “uno stato di complesso benessere fisico, mentale, sociale… “ (OMS) il quale evidenzia il necessario equilibrio che deve essere cercato e mantenuto tra la persona e l’ambiente in cui vive. E’ diritto alla cura, ma anche alla prevenzione e al godimento di un ambiente sano e favorevole a stili di vita capaci di prevenire malattie come l’obesità o i problemi respiratori e cardiocircolatori. Occorre provvedere a una ri-organizzazione dello spazio urbano, finalizzata a favorire i movimenti pedonali e ciclabili, con una sistematica presenza di verde di prossimità e di spazi attrezzati per attività sportive di base. E’ importante creare iniziative locali per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria e monitorare i determinanti della salute dei cittadini. Occorre costruire una città consapevole dell’importanza della salute come bene collettivo e riattivare la Consulta comunale, organo propositivo e portavoce diretto delle esigenze territoriali. L’Amministrazione deve prodigarsi per difendere i presidi ospedalieri sia in città d’acqua, che nelle isole, che in terraferma.

Una diversa economia turistica: l’attività turistica deve diventare una risorsa anziché un danno. L’intero territorio del Comune di Venezia, che in passato ha subito scelte sbagliate, ha bisogno di ritrovare la propria identità. Occorre agire sulla domanda e sull’offerta: contenere i flussi trovando un punto di equilibrio che tuteli la qualità della vita dei residenti e dell’esperienza dei visitatori. Limitare il   numero di grandi eventi e loro frequentatori. Applicare efficaci contributi di accesso ai vettori fortemente impattanti (es: “gran turismo”), riducendone numero e arrivi. Introdurre monitoraggio e prenotazione obbligatoria per i gruppi. Porre limiti di carico per crocieristi ed escursionisti. Destinare i contributi di accesso al finanziamento di interventi per supportare la residenzialità. Vietare nuovi alberghi nella Venezia insulare, così come nell’intero territorio comunale e modificare i criteri di deroga che alimentano il facile cambio di destinazione da residenziale a ricettivo. Arginare il fenomeno delle locazioni turistiche attraverso una opportuna regolamentazione e sostenere con incentivi fiscali la loro destinazione residenziale di lungo periodo.

Riconversione industriale e bonifiche: L’attività del porto di Venezia e della zona industriale connessa deve essere resa compatibile con gli obiettivi strategici di salvaguardia e riequilibrio morfologico della Laguna e di risanamento della qualità dell’aria. Con un deciso rilancio in chiave di sostenibilità ambientale del polo industriale e tecnologico di Porto Marghera attrattivo di nuove attività produttive attraverso politiche fiscali e incentivi alla chiusura dei cicli, anche sfruttando le opportunità logistiche connesse alle attuali infrastrutture portuali e all’applicazione delle migliori tecnologie per risolvere il problema dell’inquinamento dei suoli, delle acque e dell’aria.

Promozione dell’artigianato: la conoscenza, la tutela, l’espansione e la continuità nel tempo del lavoro artigiano, sono strettamente correlate all’identità culturale dell’intero territorio. Sostenere le imprese artigiane è pertanto un intervento prioritario, sia con la disponibilità di immobili a destinazione produttiva di proprietà pubblica, sia con normative che favoriscano la residenzialità per lavoratori delle imprese artigiane. Sostenere la differenziata gamma di lavori artigiani necessari a ri-avviare le molte attività di manutenzione “ordinaria” della città, di terra e di mare.

Una politica per la cultura e lo sport: Un’amministrazione comunale deve dimostrare la capacità di dialogare e far dialogare con: le istituzioni pubbliche e private, le associazioni, i comitati e i singoli cittadini rivolti all’innovazione e alla produzione culturale; le organizzazioni sportive professionistiche, dilettantistiche e amatoriali del territorio, in primo luogo mettendo a disposizione gli spazi pubblici di sua pertinenza con facilitazioni e incentivi di natura economica e burocratica.

Rilancio di Venezia come città mondiale della cultura: della creatività, della ricerca, dello sviluppo di innovazioni e di saperi in diverse direzioni (arti, artigianato, restauro, scienze e nuove tecnologie), a partire dalla ricchezza presente nel territorio di Università, istituzioni pubbliche e private, musei e centri di ricerca. Stimolare la formulazione di nuove idee e alimentare conoscenze specialistiche, di alta qualità, in grado di attrarre giovani e investitori, in relazione con l’economia della conoscenza e dell’informazione, capaci di creare occupazione e lavoro, offrendo forme di agevolazione fiscale per le imprese di questi settori.

Promozione di una cultura diffusa, inclusiva e di stili di vita attivi: incrementando gli spazi della condivisione culturale e della pratica sportiva, e l’interazione fra scuole cittadine e i luoghi di cultura, favorendo la più larga conoscenza dei luoghi e della loro storia, nella città d’acqua e nella città di terra, in rapporto con le numerose e multiformi realtà aggregative che promuovono la produzione e l’innovazione culturale (cinema, teatro, musica e sport). L’amministrazione deve non solo sostenere tale vivacità culturale, ma inserirla nel progetto della città, anche agevolando l’uso di spazi e agendo sul mercato immobiliare per rendere accessibili aree espositive e per l’associazionismo.

Una visione della cultura dotata di valore in sé, che unifica gli altri temi del Programma, e agisce come integratore sociale: motore di emancipazione, di conoscenza, di consapevolezza del senso del luogo in cui si vive; di apprendimento, di mediazione, di comunicazione e di dialogo interculturale.