Negozi di quartiere. Anche a voi succede di girare per campi, strade e piazze e di rattristarvi nel vedere un altro bar dove prima c’era un panificio oppure un negozio di souvenir al posto di un fruttivendolo?
Qualcuno potrebbe dire: “è il mercato che è cambiato!” Ed ha ragione! Ma la vera domanda è: “è cambiato per necessità o perché qualcuno non ha governato pensando ai cittadini?”
Lavoro, residenzialità e turismo sono tre argomenti inseparabili oggi nel mercato veneziano. A differenza delle nostre ultime amministrazioni, siamo convinti che non ci si possa semplicemente limitare a intervenire sul numero di presenze dei visitatori per far riprendere la città ai residenti.
Per far tornare i residenti non possiamo non parlare di diversificazione del lavoro. Oggi parliamo delle proposte emerse dai laboratori sui negozi di quartiere. I nostri centri storici come sono quelli di terra e di acqua, piccoli e pedonali, sono pensati apposta per un commercio a misura di cittadino.
Le grandi distribuzioni hanno messo in difficoltà le piccole attività dei centri storici, svuotando tanti locali e tante vie che per secoli avevano avuto senso anche alla luce della presenza dei piccoli commercianti, attorno a cui si faceva comunità e si conoscevano meglio le origini dei prodotti. Il passato e la conformazione delle città ci mostra come ridare vita ai nostri centri abitati.
In questa fase di crisi della grande distribuzione, chiediamo che venga favorito il ritorno al piccolo commercio con prodotti locali. Grazie alla rete di Gruppi di Acquisto Solidale, e grazie a quei commercianti che non hanno rinunciato ai prodotti delle isole e delle nostre campagne possiamo ancora ridare importanza a questo tipo di commercio sia in ambito alimentare che manifatturiero. Favorendo l’incontro diretto fra produttori e consumatori possiamo dare rilancio alla economia locale, alzando la qualità dei prodotti e ricostruendo un tessuto cittadino di negozi di quartiere che oggi sta sparendo sempre più.
Si tratta di un lavoro non solo di incentivi e promozione ma anche di un passaggio culturale che in questi tempi di attenzione alla qualità dei prodotti è possibile fare. Serve una politica attenta alla regolazione delle destinazioni d’uso dove l’amministrazione garantisca gli spazi vitali dei cittadini, perché sono i cittadini ad animare una città, ed una città viva piace di più a tutti!
Anche a voi sembra di vivere in luoghi che stanno perdendo l’anima? Cosa servirebbe per restituirgliela?

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