Mentre la Giunta che doveva riportare residenti in città si domanda come fare nuovi collegamenti e un nuovo Ponte della Libertà per raddoppiare i flussi (turistici), noi ci domandiamo: che fine farà tutto il lavoro non turistico di questa città? Cosa ne sarà del lavoro degli artigiani che ci ha resi famosi nel mondo?
Noi delle proposte le abbiamo. Chiediamo che la nuova amministrazione smetta di vendere il patrimonio pubblico e che investa per i residenti e per nuovi spazi abitativi e di lavoro degli artigiani. Con che soldi? Con quei milioni che si cercherebbero per fare un altro ponte per esempio!
Se vogliamo che la nostra manifattura di qualità sopravviva e sia in grado di competere con la maxi produzione cinese servono agevolazioni.
Vogliamo che si avviino dei corsi di formazione per giovani e meno giovani per dare eredi ai nostri artigiani. Non possiamo permetterci di perdere la conoscenza secolare degli ultimi maestri d’ascia, dei marmisti, delle merlettaie e delle decine di arti in pericolo. Le università potrebbero aiutare a crearne le condizioni guadagnandone in prestigio.
Avremmo artisti residenti di pregio, alfieri della nostra storia, che vivono qui tutto l’anno e non solo qualche settimana con la pur apprezzabile Biennale, che però rispecchia le modalità “fastfood” dei tempi che viviamo.
Serve riprendere la manutenzione ordinaria della città, quella manutenzione dimenticata con lo sfortunato arrivo del progetto Mose.
Vi ricordate la denuncia solitaria di quell’ultimo marmista rimasto in grado di rifare le colonnine del parapetto del Ponte di Rialto secondo tradizione? È successo qualche anno fa ma non c’è episodio più eloquente sull’abbandono a cui è stata condannata questa città.
Quanti ponti, quanti turisti ancora servono perché di Venezia resti solo un guscio vuoto?
Ma noi siamo sicuri che questo processo è ancora reversibile oggi. E voi che ne pensate?

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