Ci basteranno i piani rialzati? Come faremo con chi ha perso casa? Come faremo a fronteggiare tutte queste acque alte? Che sia questa settimana il preludio di acque eccezionali continue?
Nel ’66 le case ai piani terra allagati erano diventate un problema da risolvere a seguito della catastrofe. L’amministrazione a quell’epoca si era prodigata a sfollare i residenti per dargli alloggi migliori.
Piano piano però, fra caro vita, crisi abitativa, offerta ridotta di alloggi, turistificazione e piani rialzati ci siamo dimenticati del problema. Tanto che perfino le “case dell’ente”, gli alloggi popolari, sono oggi numerosi al piano terra. Oggi ci troviamo con piani rialzati esenti acqua alta in teoria, e in pratica dipende da che acqua alta. Ci troviamo con costose case dai muri ammuffiti che tolgono il sonno quando la marea sale troppo.
Al di là dei fondi di risarcimento apprezzabili (e speriamo in tempistiche utili), che cosa pensano di fare le istituzioni per ridare una prospettiva di vita stabile agli sfollati?
Oggi sono giorni di solidarietà. Ma le famiglie e gli amici non possono sopperire alla perdita di una casa di proprietà. E le persone non possono dormire alla Morosini di Malamocco per sempre.
Non vorremmo che nella confusione di questi giorni l’amministrazione si dimenticasse di chi davvero paga sulla sua pelle le conseguenze di un fulmine a cielo non sereno. Non possiamo dimenticare che c’è chi ha perso la casa. E che tanti altri meritano una casa sicura.
È indispensabile investire sulla residenzialità, smettendola di vendere il patrimonio pubblico, anzi riqualificandolo e distribuendolo con equità.
È indispensabile ricostituire l’ecosistema lagunare e adottare azioni per contrastare gli effetti e i pericoli del cambiamento climatico. Non possiamo più trovarci ogni giorno con acque sopra i 120.
È indispensabile pensare da subito al contrasto le acque alte anche senza il Mose, su cui nell’immediato non si può fare affidamento (e nel cui futuro non c’é certezza).
Ci aspettano scelte importanti e tutto questo si può fare solo se siamo in tanti e le nostre voci si fanno unite, per chiedere e ottenere nuove politiche e una nuova legge speciale che tenga in considerazione le esigenze delle nostre comunità.
Ma soprattutto serve oggi, subito, dare case sicure, nella stessa città, alle persone che vivono in case a rischio, perché non possiamo vivere come ostaggi delle maree. Abbiamo un patrimonio di case pubbliche e vuote e una legge speciale che potrebbe tornare a tulelarci. Cosa vogliono fare le istituzioni?

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